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Una giornata tra cum-panis

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L’etimologia parla chiaro: si può essere comunità anche solo vivendo negli stessi luoghi, nello stesso “comune”. Ma si può essere compagni in un unico modo: dividendosi il pane. “Cum panis”. Quella che si è riunita domenica scorsa all’azienda agricola Vigliotta per il progetto di comunità “Il Grano” è dunque una compagnia a tutti gli effetti, tenuta insieme da un impasto di convivialità, visioni condivise e farina di prima qualità, ottenuta da grani antichi e coltivazioni naturali. Un’allegra compagnia che prova a spalancare «nuove possibilità ritrovando azioni del passato», perché i ceci del gruppo d’acquisto hanno più sapore con la laina fatta a mano, come la facevano i nonni e i bisnonni e forse Adamo ed Eva. D’altronde quando si toccano le tradizioni si sfiora l’origine dell’esistenza, e la questione diventa biblica.

«Il pane si trasforma in carne e il vino in sangue», ha sancito Tommaso D’Aquino, aprendo le porte alla logica deduzione che «buon vino fa buon sangue» e che la “transustanziazione quotidiana” (quella che trasforma gli elementi dell’universo in occhi, capelli, pensieri e parole) possa essere di cattiva qualità, se non si fa caso agli ingredienti. E se le insurrezioni popolari del passato scattavano per la mancanza di pane (come ricordano Mario Iarrobino e Alessandro Manzoni descrivendo il “Tumulto di San Martino”, ovvero la rivolta del pane nella Milano del Seicento), c’è da scommettere che le prossime battaglie saranno tra autoproduzioni e grande distribuzione organizzata di cibo spazzatura, territori consapevoli contro lobby multinazionali che deportano redditi e persone, nell’ambito di un conflitto globale per l’accaparramento di risorse.

«Insomma, alla fine eravamo nella campagna di Vincenzo semplicemente per mangiare una laina e ceci e per bere un bicchiere insieme». Per fortuna ci sono giornate semplici, fatte di gesti e attenzioni semplici, che testimoniano un percorso ormai segnato verso una «maturazione collettiva e un nuovo modo di approvvigionarsi dei prodotti alimentari».

Alessandro Paolo Lombardo

La macenata

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Paternopoli (AV) 20 – 21 settembre 2019

In una serata sgombra di nubi, sotto un cielo trapunto di stelle ed accompagnati dal riflesso lunale si inaugura a Paternopoli “La Macenata”.

La via del vino, un percorso che si articola tra le molte cantine partecipanti e l’assaggio dei migliori vini del territorio Irpino. Attraverso il percorso ci si può perdere nella bellezza di questo piccolo borgo dove l’antico e il moderno coesistono in un connubbio perfetto e dove è possibile trovare piccole oasi di tranquillità dove lasciarci cullare dalla musica sorseggianto un bicchiere di ottimo vino.

Arte, cibo, vino e la bellezza tipica dei piccoli borghi fanno da cornice all’ideale rappresentazione dell’antico rito della pigiatura dell’uva, la Macenata, che accompagna i partecipanti dell’evento

fin dal loro arrivo con una Tarantella che attraversa l’intero percorso, che trasporta tutti in

unaltro tempo;  la tarantella culmina a fine serata con la rievocazione  della Macenata, un “baccanale” tra il sensuale ed il farsesco ritmato dal suono della Taranta che continua a vivere con le nostre tradizioni.

Sperando di aver suscitato il vostro interesse vi invitiamo a partecipare domani alla seconda serata del “La Macenata”.

Il grano 2019

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Secondo anno del progetto di comunità che ci ha donato la raccolta del grano del gruppo di acquisto “cento metri” , dell’associazione Ecopotea. Trascorso tra preparazione dei campi, semina, laboratori di pasta fresca, scellecatura ed infine la mietitrebbiatura, tutto documentato dalle foto scattate dall’ottimo Adriano Musto.

Un percorso ormai segnato e collaudato che ci porterà verso una maturazione collettiva di un nuovo modo di approvvigionarsi dei prodotti alimentari.

Grano in parte seminato anche a mano, privato di erbe infestanti semplicemente con l’azione dei soci del gruppo. Quest’anno il raccolto non è stato ottimale, però in compenso ci siamo arricchiti di valori e di sapori antichi. Infatti grazie alla famiglia Vigliotta abbiamo avuto la fortuna di riscoprire a qualsiasi ora i sapori di prodotti contadini che ormai da anni non assaporavamo. La vera magia di questo progetto è scoprire un mondo nuovo fatto di azioni del passato.

Il nostro Erminio Nardone ha seguito il processo produttivo ed ha colmato i vuoti creati dal tram tram quotidiano. Ci ha dato la sicurezza di giungere all’obiettivo finale.

La sostenibilità di Rosarno

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Il progetto sos Rosarno nasce dall’esigenza di coniugare l’etica del lavoro, la gratificazione morale ed economica del lavoratore e la solidarietà tra i popoli.

Gli AGRUMI E I PRODOTTI DI SOS ROSARNO provengono
– rigorosamente da AGRICOLTURA BIOLOGICA CERTIFICATA.
– Tutti i produttori sono PICCOLI PROPRIETARI, singoli o associati in cooperative .
–  La lavorazione e la selezione vengono fatte a mano da lavoratori italiani e stranieri, assunti con CONTRATTI REGOLARI e ore di straordinari pagate regolarmente.
– Per oltre il 50% dei lavoratori di SOS ROSARNO sono MIGRANTI e
interni al circuito della solidarietà con gli africani di Rosarno.
–  Vengono utilizzate pratiche di tipo COOPERATIVO e forme di LAVORO MUTUALISTICO, che vedono direttamente protagonisti i braccianti e i contadini produttori, con l’obiettivo di creare NUOVE FORME DI RELAZIONE tra datore di lavoro e dipendente.

cfr: Equo Sud

 

Fiera del Gusto Mediterraneo

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Vi segnaliamo che, dal 12 al 14 Ottobre 2018, ad Ariano Irpino, ci sarà il Primo Festival Campano dell’Agricoltura e del Consumo Consapevole.

Domenica mattina ci sarà una presentazione sulle caratteristiche peculiari dei cereali antichi e sulle loro diversità. Il seminario si terrà dalle ore 10:00 alle ore 13:00 presso il centro Fiere della Campania in C.da Orneta, Ariano Irpino (AV).

Un mondo di Plastica

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L’invasione degli oggetti di largo consumo in plastica è un problema  evidente a tutti. Anche i luoghi più remoti della nostra terra oramai sono invasi da particelle di plastica. Essa derivata dal petrolio  non si degrada, anzi permane per tantissimi anni. Per darci un senso della misura del tempo, persiste 500 anni ed anche più, come 6 generazioni. Immaginate, in 500 anni quanto materiale di plastica si può accumulare, nei terreni, nei mari, sulle spiagge, nei boschi.

Mi turba dover constatare che gli oggetti abbandonati, volontariamente od involontariamente, si sbriciolano per l’azione del sole e non vengono digeriti dalla Madre Terra. Anzi, le minute particelle vengono ingerite dagli animali che confusamente se ne alimentano. Seguendo questo percorso tramite la catena alimentare ritornano all’uomo che li ha generati.

Non ci si può difendere dall’invasione della plastica, perchè è di largo consumo. Essa viene trasportata dal vento e dalle acque. Si riversa anche nelle aree protette, dove l’attenzione dei visitatori è massima. Quindi anche se si è meticolosi nell’uso dei materiali, indirettamente, dall’indiscriminato abbandono tutti ne veniamo coinvolti.

Come si può risolvere il problema?

Semplicemente utilizzando oggetti 100% biodegradabili, derivanti dalla cellulosa, dalla crusca e dall’amido.

Perciò iniziamo il cambiamento partendo dalle azioni quotidiane. Acquistiamo ecostoviglie. Sono diverse, belle e soprattutto sono compostabili. Inserite nel ciclo dei rifiuti, fanno diminuire il costo dell’immondizia individuale e collettiva.

Pensate un pò, anche se casualmente abbandonate arricchiscono la Madre Terra di humus.

 

 

L’Impronta Ecologica, quanta terra consumi?

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Un modo di calcolare l’impatto ambientale della nostra vita quotidiana sulla natura.

 

 

Di seguito l’articolo di feem project:

Siamo tutti consapevoli di essere ben lontani dalla sostenibilità globale … ma quanto lontani? Uno strumento di misurazione a nostra disposizione per quantificare tale distanza è l’Impronta Ecologica.

 

L’impronta ecologica è un indicatore che permette di calcolare la quantità di superficie terrestre necessaria per fornire a ciascun essere umano le risorse di cui ha bisogno e per assorbire i rifiuti che dalle sue attività derivano. In pratica, quindi, l’impronta ecologica consente di stabilire quanti ettari della terra occorrono ad qui!una determinata popolazione (un individuo, una 

 

famiglia, una regione, una nazione, ecc.) per produrre tutta l’energia e le risorse materiali che consuma e per assimilare i rifiuti che la stessa popolazione produce.
Per poter fare ciò si associa ad ogni bene consumato (sia esso materiale che immateriale) quote di superfici di diverso tipo:

  • Superficie di terra coltivata necessaria per produrre gli alimenti (superficie agricola);
  • Area di pascolo necessaria a produrre i prodotti animali (superficie per pascolo);
  • Superficie di foreste necessaria per produrre legname e carta (superficie forestale);
  • Superficie di terra necessaria ad ospitare infrastrutture edilizie (superficie degradata, costruita o comunque non ecologicamente produttiva);
  • Superficie di mare necessaria per produrre pesci e frutti di mare (superficie marina);
  • Superficie forestale necessaria per assorbire la produzione di anidride carbonica risultante dal consumo energetico (superfici per produzione di energia).

Ovviamente, a seconda del tipo di bene “consumato”, alcune tipologie di superfici non sono interessate.
Ad esempio se volessimo valutare l’impronta dovuta al consumo di carne entrerebbe in gioco principalmente la voce “superficie per pascoli” e, per alcuni tipi di carne, anche la voce “superficie agricola” (per via della necessità di produrre mangimi o foraggio). Nel caso del “consumo” di abitazioni bisognerebbe considerare principalmente la voce “superfici degradate” ma anche quella relativa alle “superfici forestali” per via del consumo di legname da costruzione.

 

Scopri di più e calcola la tua impronta ecologica qui!

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